Gestione ristorante e strategia: come affrontare la doppia pressione del 2026
Costi in aumento e nuovi modelli di crescita: come affrontare l'evoluzione della gestione ristorante nel 2026 tra pressione economica e scelte strategiche.
UTILE & UTILE
2/12/20264 min read


Quando i numeri stringono e il mercato accelera
C’è una fotografia che racconta l’inizio del 2026 nella ristorazione mondiale.
Da una parte serrande abbassate. Anche insegne storiche. Locali premiati. Ristoranti che fino a ieri erano considerati intoccabili e che oggi annunciano chiusure, ridimensionamenti, ristrutturazioni forzate. Il racconto è quasi sempre lo stesso: aumento del cuneo fiscale, costo del lavoro fuori controllo, materie prime instabili, energia che non perdona, affitti che non scendono.
Dall’altra parte, nello stesso momento, altri imprenditori investono. Aprono. Riposizionano. Rilanciano format. Strutturano gruppi. Inseriscono manager. Parlano di crescita.
La domanda non è chi abbia ragione. La domanda è: cosa sta succedendo davvero?
Benvenuti in “Utile & Utile”. Questa rubrica nasce qui. In mezzo alla tensione.
Perché la ristorazione oggi vive una doppia pressione. Economica e culturale. E questa pressione non è un incidente di percorso. È un passaggio evolutivo.
Il contesto economico è oggettivamente più duro. I margini si assottigliano. Il costo del lavoro pesa più di ieri. Ogni punto percentuale di incidenza diventa determinante. I numeri non sono più indulgenti.
Ma c’è un punto che pochi stanno osservando.
Non stanno chiudendo solo i locali fragili. Stanno chiudendo anche realtà con reputazione, visibilità, premi.
Questo significa una cosa sola: la reputazione non basta più.
Per anni abbiamo raccontato la ristorazione come un mestiere guidato dal talento, dall’intuizione, dalla passione. Tutto vero. Ma solo parzialmente.
Oggi il vero rischio non è il mercato difficile. Il vero rischio nasce dal non sapere cosa si sta facendo.
Quando non conosci con precisione il tuo costo pieno del personale. Quando non sai quale sia il margine reale di ogni piatto. Quando confondi incasso con utile. Quando prendi decisioni “a sensazione” in un contesto che non perdona più le sensazioni.
La pressione economica non crea il problema. Lo rende visibile.
Ed ecco la seconda forza in campo.
Ci sono operatori che, nello stesso scenario, stanno crescendo. Non perché il mercato sia più facile per loro. Ma perché hanno cambiato postura.
Hanno capito che numeri e valori devono camminare insieme e dare direzione alla strategia.
Non è solo un passaggio tecnico. È culturale.
Significa smettere di vivere il controllo di gestione come un nemico della creatività.
Significa accettare che la leadership oggi non è solo presenza in sala o carisma in cucina: è capacità di leggere dati, anticipare scenari, prendere decisioni misurabili.
Chi rilancia nel 2026 non lo fa per ottimismo ingenuo. Lo fa perché ha metodo.
Ha costruito strutture. Ha separato ruoli. Ha trasformato il ristorante da luogo operativo a sistema organizzato.
E qui si apre il vero tema evolutivo.
Per anni la ristorazione è stata un settore a forte identità artigianale. Il valore era nella mano. Nell’estro. Nell’esperienza diretta.
Oggi il valore è anche nella regia.
Il cambiamento è costante e il modo in cui lo viviamo dipende da noi.
Possiamo subirlo, raccontandoci che “non è più come una volta”. Oppure possiamo usarlo come leva per fare un salto di maturità.
La doppia pressione non è un bivio tra chiusura e crescita. È un esame di consapevolezza.
La domanda che ogni imprenditore dovrebbe farsi non è “quanto sta andando male il mercato?”, ma “quanto è chiaro il mio modello?”.
Perché quando il modello è fragile, ogni aumento di costo diventa fatale. Quando il modello è solido, lo stesso aumento diventa una variabile da governare.
C’è un’altra cosa che spesso non si dice.
Molte chiusure non derivano solo dai costi. Derivano da modelli nati in un contesto diverso. Costruiti su abitudini di consumo che non esistono più. Basati su margini che oggi non sono replicabili.
Il mercato non sta punendo la ristorazione. Sta vivendo un momento evolutivo importante.
Chi continua a pensare che basti “lavorare di più” per compensare i margini in calo, rischia di entrare in una spirale pericolosa. Più ore. Più fatica. Stesso utile. O peggio, quasi sempre.
Chi invece si ferma a leggere i numeri, a rivedere il posizionamento, a ridisegnare l’offerta, sta facendo un atto di responsabilità manageriale.
E attenzione: manageriale non significa freddo.
Significa decidere con lucidità per proteggere le persone, la squadra, il progetto.
Qui sta il punto che molti non vedono.
L’aspetto manageriale non è in contrapposizione ai valori della ristorazione. È lo strumento per difenderli.
Se non governi i numeri, prima o poi saranno loro a governare te.
E quando accade, non c’è passione che tenga.
“Utile & Utile” nasce per questo.
Per osservare le decisioni da due angolazioni contemporaneamente. Economica e umana. Strategica e valoriale.
Perché l’utile economico senza senso diventa sterile. Ma il valore senza sostenibilità diventa fragile.
La doppia pressione che stiamo vivendo non è un segnale di fine. È un invito a salire di livello.
La ristorazione del prossimo decennio non sarà definita solo dalla qualità del piatto. Sarà definita dalla qualità delle decisioni.
E qui si gioca la partita vera. Non in cucina. Non solo in sala. Ma nella capacità di leggere il sistema.
Se il 2026 ci sta insegnando qualcosa, è questo: il talento resta fondamentale, ma senza struttura rischia di diventare vulnerabile.
Non è una stagione per improvvisare. È una stagione per scegliere.
E scegliere significa sapere.
Sapere quanto costa ogni scelta. Sapere quale direzione stiamo dando al progetto. Sapere che tipo di impresa vogliamo essere tra cinque anni.
La doppia pressione non è un nemico. È uno specchio.
Ci sta mostrando chi siamo davvero come imprenditori.
La buona notizia?
Evolversi non è un tradimento della tradizione. È il modo più concreto per onorarla.
E se qualcuno pensa che parlare di margini, struttura e strategia tolga poesia alla ristorazione, forse sta confondendo la poesia con l’improvvisazione.
La poesia, quella vera, ha ritmo. E il ritmo, in un’impresa, si chiama metodo.
Benvenuti in “Utile & Utile”. Qui i numeri non tolgono anima. Le danno direzione.

